Aspettando la Pasqua (Parte Seconda)

 

Ancestrale risulta il rito dell’esporre su Nenniri nelle chiese e is allichirongius de Pasca (le pulizie della casa), che si riconnettono con gli antichissimi riti di purificazione cui si sottoponevano uomini e ambienti. D’impianto ebraico sono certamente le privazioni nel Venerdì Santo di alcuni cibi. In sardo ancora oggi si ricorda con il nome di Chena pura  (Cenabara in Cagliaritano è genericamente il venerdì) degradazione del latino Coena Pura (Cena pura), abitudine che gli ebrei che giungevano in Sardegna dall’Africa Settentrionale importarono.

Ricordo ancora in tutti i dettagli mia nonna, sbrigativa e dai capelli bianchi, che il venerdì in generale, ancor più quelli in prossimità della Pasqua, non metteva in tavola della carne. Carne e Venerdì secondo la tradizione familiare non andavano d’accordo.

A rendere teatrali gli antichi riti fu il clero spagnolo, grazie alla influente opera di un ordine  molto diffuso nel XVII secolo  nell’isola,  quello dei Padri Mercedari e di tutte le Confraternite. Le processioni sarde, rumorose e chiassose,similari a quelle spagnole, sull’isola vogliono sì ricordare come altrove la flagellazione e il caos che accompagnò la salita al calvario di Gesù, ma nascondono un significato più antico di protezione dagli spiriti negativi, che spaventati dal rumoreggiare si sarebbero allontanati, un po come accade probabilmente durante il Carnevale.

Ancora oggi la settimana santa viene vissuta nelle varie parti dell’isola con sentimenti di mistica devozione, ed accanto ai riti liturgici previsti e regolamentati dalla chiesa, incontriamo dei ben più arcaici rituali paraliturgici, una sorta di corrispettivo pagano che convive pacificamene con il rituale cristiano.

Un esempio  eccellente è quello dell’esposizione de su Nenneri o Nenniri. Accanto a su Sepurcru (Sepolcro) del Cristo vengono poste erbe, arbusti,  fiori e chicchi di grano germogliati al buio, che costituiscono nell’insieme dei veri e propri giardini, simbolo cristiano di resurrezione. Ancora una volta il simbolismo in terra sarda è certamente più antico e richiamerebbe l’uso ancestrale, un tempo diffuso nel mondo mediterraneo  dei Giardini di Adone, dio della vegetazione  che nasce in primavera e muore al solstizio d’estate, il 24 di Giugno.

Il culto di Adone  vivo in Grecia e in Asia minore  sarebbe stato trasportato in Sardegna, dove i Nenniri hanno preso forma di piatti colmi di terra e bambagia, preparati ad inizio della quaresima. La terra secondo la tradizione, doveva essere tenuta sempre bagnata e custodita in luogo caldo e buio, normalmente sotto il letto. Si piantavano grano, semi di lino e orzo. Il fitto e pallido fogliame, che appariva come un piccolo giardino,  veniva portato a sos sepurcros del Cristo il giovedì santo. Una volta secchi i germogli sarebbero stati bruciati  per non essere profanati. Le donne sapienti sarde erano solite usare queste ceneri per is affumentus (fumigazione) capaci di curare molti mali.  

Interessante l’uso cagliaritano di regalare  is Nenniri a parenti e amici come augurio di fertilità  e fecondità . Questo veniva poi posto nel centro della tavola che si apparecchiava per il pranzo della festa.

nenniri

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