• Un brevissimo post per ricordarvi dove poter trovare il mio libro on line e non..
  • E' alla tredicesima edizione consecutiva la bella iniziativa di Monumenti Aperti, che dal 1997 permette ai sardi la riscoperta del florido patrimonio artistico del quale siamo in possesso. L'appuntamento per tutti i Cagliaritani e' per sabato e domenica 3 Maggio. L'inaugurazione e' prevista per le 10, 30 di sabato alla Scala di Ferro. Saranno presenti il Sindaco e l'assessore alla Cultura.
  • Approposito della festa delle streghe, un breve articolo pubblicato dalla Gazzetta del Medio Campidano..
  • Da sa Coga a sa Surbile, visitando la figura de sa Stria e della enigmatica Sisinna Coga. Un incontro ravvicinato con le streghe sarde.

 
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Il tempo de sa pintadera

Posted by Kalaris on giu 30, 2010 in Creature Fantastiche, Curiosità, Quando i sardi sognano

Il tempo scorre come acqua sul letto di un fiume. E’ il vento a determinarne l’andare si che oggi pare che trascorra placido, domani che corra a perdifiato.
Di fermarlo a proprio piacimento all’uomo non è mai riuscito, piuttosto si è dimostrato capace di calcolarlo, di viverlo. Illusione vaga quella di poterlo controllare, eppure i nostri cari vecchi calendari, figli di calcoli astronomici da far accapponare la pelle, ci consentono al più di organizzarlo e sfruttarlo al meglio. Perché che che se ne dica, il tempo è un bene limitato, e non bisogna sprecarlo.
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Luxìa & Giorgìa

Posted by Kalaris on gen 9, 2009 in Creature Fantastiche, Quando i sardi sognano

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E’ un personaggio mitico femminile, della tradizione narrativa sarda, che si connette alle più varie argomentazioni. Vero è che la sua presenza la si intuisce radicata, quando si tratta di pietrificazioni punitive. Di lei si parla in tutta la Sardegna, chiamandola con i più svariati nomi; sarà Orgìa o Giorgìa, ma anche Giolizia, Gorgia, Jorgia, Zorza e Luxia, Lughia, Lucia.

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Retro

Posted by Kalaris on dic 20, 2008 in Creature Fantastiche, Quando i sardi sognano

 

«Se non prendi sonno chiamo Mommotti! »  E seppure tu non sapessi chi fosse questo Signor Mommotti, vuoi per il tono di tua madre, vuoi per quello sguardo che ha sempre fatto molto più della parola, dormivi. Ma tra l’intorpidimento e il sogno te lo domandavi, chi fosse l’illustre ignoto ripromettendoti che avresti dato un volto a chi tormentava le tue prime notti insonni. E quando il tempo mi ha concesso tregua ho deciso di mettermi sulle tracce dell’oscuro mommotti, che oramai d’anni dovrebbe averne un bel pò. E cercando di lui, mi sono imbattuta in un mondo di fantastiche creature, partorito dalla genialità sarda. Un mondo che incanta e intimorisce, insegna  e indica la strada seguita e da seguire. Ombre oggi che pur riescono a  ricordarci chi siamo stati, e chi non avremmo dovuto smettere d’essere.  E mentre avida inseguivo la risposta che dissetasse la mia curiosità ho riposato con i giganti, ho ballato con le janas, ho bevuto dalle fonti sacre con Luxia, ho passeggiato per i vicoli dei paesi che ora sono città in compagnia dell’erkitu, ho osservato da lontano cosa significa essere panas, volato con le kogas e le sorelle surbiles, e mi sono lasciata intimorire dai danzatori infernali che abitano le chiesette di paese a notte fonda. L’ammuttadore mi ha svegliata a notte fatta e le creature ctonie mi hanno ospitato presso le loro dimore, mostrandomi quali tesori nascondano. Mi hanno insegnato che essere sardi significa essere imprigionati in una rocca, i cui muri sono d’acqua e sale, ma dai quali nessuno desidera fuggire. Si tratta di un mondo che ha tanto da raccontare, e lo fa sottovoce. Sta a noi decidere se ascoltarlo. Io, ho prestato orecchio.

 

Claudia

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La copertina

Posted by Kalaris on dic 11, 2008 in Creature Fantastiche, Quando i sardi sognano

Quando ti presentano la copertina, indietro, ti dici, non si può più tornare. E per tenervi aggiornati in merito ai passi percorsi per arrivare a quello che poi sarà l’apparire del mio libro, vi mostrerò come doveva essere ad esordio, come ha tentato di diventare, ed infine come è, in largo anticipo e in assoluta prima visione. Avrò in mano le mie belle dieci copie per il 20 di Dicembre, ma differentemente da come pensavo, il libro sarà in vendita solo dopo la presentazione ufficiale. Tanto meglio, sarebbe stato strano in effetti, che il pubblico ne sapesse piu di me, in merito ad un libro che dovrebbe essere in presentazione. A guardare le foto degli altri autori che si sono cimentanti prima di me, mi vien un brivido di quello che comunemente viene definito panico. Ma in effetti sarà meraviglioso. Sarà come guardare in faccia al mio sogno, e raccontargli di come ho dovuto fare, perchè divenisse vero.

 

 Ai posteri l’ardua sentenza.

Claudia Zedda 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La bozza

Posted by Kalaris on dic 11, 2008 in Creature Fantastiche, Quando i sardi sognano, Quando la notte..

E’ un sogno, e come tutti i sogni non si dovrebbe realizzare, lo so. Eppure prende sempre più consistenza. Si fa sempre più vero. E’ da settembre che ha preso forma, e ora è assolutamente concreto. Quasi lo posso toccare. No, l’ho toccato. Ho restitiuto la bozza tre giorni fa. La correzione è stata ardua eppure pare che il lavoro che è venuto fuori sia gradevole. Lo sapremo solo per natale quando mi pubblicheranno il primo libro. Forse è una cosa da nulla, e forse è una cosa che non mi porterà a nulla. Ma se mai avete avuto un sogno irrealizzabile, che si è fatto cosa vera, bhe allora mi potrete comprendere.

Venerdì scorso, quando ho riportato il lavoro corretto all’editore mi è tornato alla mente il momento preciso in cui ho desiderato, per la prima volta, d’essere scrittrice. Si dice cosi di chi pubblica libri no? Anche uno solo? Bhe guardavo Piccole Donne. Non fate gli occhi in bianco, non si cresce e si diventa donne impunemente. Senza aver mai visto film tipo Piccole Donne, o Via col Vento, Love Story. E vi dirò di più. E’ d’obbligo che si guardino piu di una volta. In ogni caso.. Quanti anni avrò avuto.. Sei, sette magari? Joe portava il suo manoscritto all’editore. Lo teneva stretto al seno quel mazzo di fogli chiuso da un laccio di raffia. E aveva l’occhio di chi portava carico prezioso. Immagino d’aver avuto io pure lo stesso occhio, in quel breve tratto che separava la macchina dal citofono.

Intanto mantengo i piendi ben fissi al terreno. Mi dicono grandi cose di questa pubblicazione. Me è sempre meglio sorprendersi quando le cose accadono, piuttosto che rattristarsi perchè ci si attendeva qualcosa che non è venuto.

Claudia

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Kàlaris

Posted by Kalaris on dic 11, 2008 in Hyknusa, Quando i sardi sognano, Quando la notte..

Chi non lo sa oramai? Kalaris è stato il nome, in un tempo remoto, di quella città che mi ha dato, in tempo altrettanto remoto, i natali. Vento, sole, mare e sale. Ecco di cose è fatta Cagliari. E di gente che spera e sogna ma di rado si arrischia al mutamento. E’ gente descritta fiera nello sguardo, diffidente nell’atteggiamento, forte nel comportamento. E’ gente che non ha dimenticato il passato, è gente che ha paura del proprio futuro. Questo mi è stato detto di quegli isolani che hanno condiviso con me l’afoso scirocco e l’insolente maestrale. Eppure la fierezza dell’occhio e l’alterigia del passo è perduta. Isola, troppo piccola per assurgere al ruolo di dominio, fin troppo grande e ricca, per poter essere piacevolmente dimenticata dal mondo, ha vissuto per sempre in quel purgatorio che ha trasformato l’essenza del sardo. Non saprei dire quando sia accaduto. Ma quel popolo di guerrieri, indolenti e differenti dal giunco, ha deciso poi di piegarsi. Oh non dubitatene, siamo prossimi pure allo spezzarci. Perchè il giunco secco, lo fa. Barattando la nostra tradizione, dimenticando la nostra storia, vergognandoci della nostra lingua abbiamo domandato supplicanti d’essere accettati in quel mondo che è fatto di un solo colore, di una sola storia, di una sola lingua. E il mondo che ci circonda è un ottimo venditore, perché lo scambio ci pareva equo. E’ stato un procedimento lento quello che mi ha portato a scoprire che la nostra identità è fatta di sfaccettature originali, di preziosi anfratti, di deliziosi gusti, di eccezionali profumi, di mirabolanti vedute. E’ stato studiando la nostra storia, analizzando l’origine della nostra lingua, osservando i comportamenti dei nostri nonni che ho compreso che quanto di eccezionale in noi si cela, non deve essere assolutamente venduto, per nessuna motivazione dimenticato, e in nessun caso camuffato per paura d’apparire…diversi. Ecco il motivo di questo piccolo spazio. Tenterò di soffiar via la polvere, di lucidare quel gioiello che è la Sardegna, grezzo secondo alcuni, ma unico. Racconterò della cultura, della paura, dell’isolamento, della superstizione e della genialità. E fidatevi, geniali lo siamo stati in ogni campo. Ma come bambini che si sono bruciati troppo spesso, non tendiamo più il dito verso il fuoco. E m’auguro che leggendo di noi, nel vostro sguardo s’accenda quel fuoco che è stato. Quello che deve aver mosso i nostri antenati, descritti come barbari adoratori di pietre intorno alle quali, superstiziosi, danzavano. Era il 594 d.C. e il caro Gregorio Magno cercava come alleato il primo coglione della storia sarda. Ospitone, che ci vendette per il consenso. E mi perdonino i coglioni che lo hanno preceduto, e quelli che lo seguiranno, se non di tutti parlerò. Che sappiano però che c’è chi non dimentica, e chi di vendersi non ha alcuna intenzione.    

Claudia Zedda

 
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Giuseppe Biasi

Posted by Kalaris on dic 11, 2008 in Quando i sardi sognano

Molto discusso, molto amato, ma in genere poco capito.

Questo è stato detto di Giuseppe Biasi. Appena ho avuto la fortuna di riscoprire questo pittore sardo, immediatamente ne ho amato l’insolita tecnica, l’ingegnoso utilizzo di colori, seppure il motivo principale per il quale a questo mi sono avvicinata, è stato chiaramente quello relativo ai temi da lui trattati. Parla di Sardegna, parla di cose sarde e lo fa non con la parola ma con il disegno, in un epoca, gli esordi del novecento, nella quale le cose sarde, e i sardi pure erano posti alla mercè delle facili critiche, additati da un’antropologia razziale e disdegnati a causa della presenza di un fortissimo banditismo, che ci rese tristemente famosi nel mondo. Ecco fra tutto questo nasce un pittore originale, autodidatta, figlio di una famiglia d’intellettuali sassaresi, che lo indirizzarono verso gli studi.. indovinate un pò?.. giuridici. E’ bene ricordare che il mestiere di artista, pittore in genere non era assolutamente ben veduto in una terra affamata, nella quale ciò che aveva valore, era ciò che risultava essere concreto. Lui legittimerà, attraverso un processo che lo vedrà protagonista insieme a pochissimi altri sardi, il ruolo dell’artista, e il valore dell’arte in Sardegna. Il suo stile, ad osservarlo con cura ci appare semplice ed essenziale, ma meravigliosamente diverso rispetto a tanto altro che abbiamo veduto. Si presenta come illustratore, proprio quando la grafica editoriale sta cercando nuovi percorsi per accattivare e richiamare i lettori. E pensateci bene osservando le sue opere. Non vi sareste fermati voi pure a guardarle con un certo stupore? E’ cosa non improbabile. Ma quello che più mi affascina di questo pittore è la scelta delle argomentazioni. La Sardegna, cosi come i suoi personaggi, sono consegnati alla storia come oggetti di un interesse notevole, come custodi di leggende antiche, come eredi di una razza nobile, che non ha perduto la propria dignità seppure piegata dalle inclemenze della storia. E cosi la forza del pastore sardo la si osserva scrutando lo sguardo inciso nella tela, e la languida bellezza misteriosa della donna isolana trasuda dalla pittura. Quando ancora Biasi è ospite della sua terra, si interesserà di collocare questi personaggi in uno sfondo che richiama i naturali paesaggi della terra stessa. Scenari di sfondo, colmi di particolari intriganti, che spariranno quando si allontanerà dall’isola, quasi che la memoria lentamente sfumasse, e lui altrettanto lentamente dimenticasse. No, sarebbe un errore crederlo. Si concentrerà sulle immagini di personaggi sardi, tentando forse di svecchiare una pittura che viene considerata oramai, purtroppo, troppo ripetitiva. Partito nel 1915 in guerra, verrà immediatamente ferito e ricoverato in Milano, dove avrà la possibilità di conoscere una nobildonna di origini sarde, Jovotte Bocconi Manca di Villahermosa. Il suo ritratto sarà uno dei più famosi. La sua fama degrada con forte probabilità a causa della sua non  aderenza con il regime fascista. Nel tentativo di rinnovarsi ancora, parte per l’africa nel 1924. Ripromessosi di non trattare più di cose sarde, s’interesserà al mondo africano, e molte sono le pitture che attestano di questo suo interesse. Farà comunque ritorno a casa nel 1927. La sua antipatia per il regime lo colloca probabilmente ad un ruolo marginale. Sarà dunque strano vederlo simpatizzare, a regime crollato, con lo stesso. In quel clima di forte odio nei confronti dei nazisti, verrà dunque accusato d’essere una delle loro spie, e di nascondersi dietro il ruolo di pittore per indicare nelle proprie opere, movimenti delle truppe alleate. L’accusa resterà anonima ma gli varrà un arresto. Il 20 maggio del 1945, mentre viene trasferito in altro carcere, verrà colpito da una pietra lanciatagli contro e morirà sul colpo. Il suo corpo resterà insepolto per quattro giorni, finchè amici pietosi avranno cura di donargli riposo.

Claudia Zedda

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