Ringrazio la gentile e schietta Francesca che ha deciso di condividere..
«No,la prima volta non la ricordo. È stato tanto tempo fa». Con un pizzico di imbarazzo e con un sorriso largo quanto basta, Francesca racconta lucidamente la sua storia. È una donna che vive nell’hinterland cagliaritano, figlia, moglie, madre e nonna, ma a tempo perso operatrice di un mondo magico che ancora oggi sopravvive. Il suo portamento è fiero e il suo sguardo sicuro, di chi ha vissuto pienamente e di rimpianti non se ne porterà dietro poi troppi. La sua ospitalità è tutta sarda. Read more…
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Posted by Kalaris on lug 21, 2009 in
Curiosità ,
Storie di Donne e Streghe
C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. Qualcuno le chiamava sacerdotesse della morte, altri donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Accabadoras. Read more…
Tag:accabadora, accabar, claudia zedda, donne esperte, la testata, s accabadora, saccabadora, sacerdotesse morte, Sardegna, tradizione sarda

I mezzi sono differenti, ed alcuni nel corso della disamina sono stati già presi in considerazione. È utile ad esempio porre nella stanza un treppiede o una saggina rivoltati, perché la donna strega non possa più fuoriuscire dalla stanza, di modo che questa resti imprigionata e sia tenuta a rivelare il proprio segreto. Un altro mezzo estremamente utile, è il pronunciare la parola “sale”, dinanzi alla strega, questa non potrà trattenersi dall’orinare subito. Era possibile riconoscere una strega vampiro se, essendo certi che questa fosse presente nella stanza in forma mutata, le si ordinasse di far ritorno il giorno dopo, in orario convenuto per ritirare un dono.
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Tag:claudia zedda, creature fantastiche sardegna, Sardegna, smascherare strega vampiro, strega vampiro, tradizioni popolari

Surbile, koga e stria sono tre termini differenti, che indicano la medesima creatura: la strega vampiro sarda. Le irrilevanti differenze che fra queste possono esistere sono relative ad uno sfaldamento della tradizione, che in origine doveva essere sicuramente unica, e che ora cercheremo di ricostruire..
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Tag:claudia zedda, Creature Fantastiche in Sardegna, donne vampiro, istriadura, kogas, Sisinnia Koga, Streghe vampiro, stria, surbiles, vampiri, vampirismo
Posted by Kalaris on dic 11, 2008 in
Storie di Donne e Streghe
Di tutta questa storia, vecchia cinquecento anni, la cosa sorprendente è che sia accaduta per davvero, e che sia accaduta ad una donna che assomigliava a tante altre, in un paese a tutt’oggi esistente, che non era dissimile in nulla dai suoi fratelli paesotti che sul finire del ‘500 abbondavano nella arida terra sarda. Siamo a Siligo. E’ il 1596 quando i fatti prendono a susseguirsi troppo rapidamente per non intimorire e sappiamo che la nostra storia inizia il 14 di Ottobre. Siligo è una piccola cittadina che non dista poi tanto da Sassari, dirimpettaia di Thiesi, Ittiri, Mores, Otzieri, Ploaghe. La possiamo per giunta immaginare questa Siligo, fredda d’inverno, afosa nei mesi estivi, come accade per le arroccate cittadine dell’isola. E’ qui che i fatti si svolgono, eppure non è qui che la nostra protagonista è nata. Nasce mas o menos, come gli atti dell’Inquisizione riportano, 34-35 anni prima che gli avvenimenti precipitassero e la città natale è Mores. Farà il proprio ingresso in Siligo quando a 25 anni sposa un vedovo che dal precedente matrimonio ha ereditato un figlio. Lo sposo si chiama Costantino Nuvole, e in quei dieci anni di matrimonio che seguiranno, lei gli darà sette figli. Tutti morti. Ad eccezione di uno, l’ultimo. Che all’epoca dei fatti ha quattro mesi. La madre domanderà di portarlo in carcere con se per meglio curarlo, perché sentiva il cuore scoppiargli in petto standogli lontana. E gli verrà consentito. Il suo nome è Juan Antonio. Di se all’inquisizione dirà d’aver appreso dalla madre a cucire, filare e tessere, come ogni buona donna sarda che si rispetti, dirà di far parte di una famiglia di umile estrazione, fatta dal sudore di contadini e muratori. L’eccezione illustre è rappresentata da un parente che prende la via della chiesa e diviene canonico. Motivo di vanto per le famiglie d’allora. E racconterà pure d’essere figlia di Salvador Casu e di Giorgia de Ruda Porcu Sini. Racconterà di chiamarsi Julia Carta, seppure il nome completo della nostra prima donna è Julia Carsu Masia Porcu. Passerà alla storia perché denunciata da un commissario del Santo Officio, Baldassar Serra y Manca. Per intenderci il sacerdote e parroco di Siligo. Eretica e strega, così la chiamarono quando, il 14 di Ottobre del 1596 qualcuno bussò alla sua porta. E la storia, che di fantastico ha solo il fatto d’essere giunta fino a noi.. prende avvio.
Segue…

Claudia Zedda
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