Miti greci: all’origine della differenza di genere

Di recente ho letto due libri che ti consiglio di comprare e che mi hanno molto fatto riflettere: il primo è intitolato “Le Mani degli Dei“, di Erika Maderna, ed. Aboca, il secondo è intitolato “Gli inganni di Pandora” di Eva Cantarella ed. Feltrinelli.

Una delle origini possibili delle differenze di genere

In entrambi, in maniere diverse, si racconta dei modi subdoli con i quali la la Grecia Antica, patriarcale e maschilista, ha dato avvio alla differenza di genere, creando una mentalità che ha giustificato la violenza sulle donne. Le donne in Grecia sono diventate oggetti: belli, brutti, gestibili, non gestibili, divertenti, noiosi, ma oggetti. Storicamente nella Grecia antica, le dotate di utero sono state dichiarate inferiori per natura, volontà divina e pratica giuridica sia dalla medicina, sia dalla filosofia, sia dalla giurisprudenza. I miti greci fanno di meglio: anziché nascondere questo atteggiamento, lo mettono in mostra raccontando la grandezza di Zeus che violenta senza sosta o narrando di Apollo che uccide serpenti e insegue ninfe per amore. E l’amore, si sa, giustifica tutto. Ma si tratta davvero di amore?

Dopo aver letto questi libri mi è venuto il desiderio di rileggere i miti greci che ho sempre considerato piuttosto gradevoli e interessanti. Ebbene, usando questa lente mi sono apparsi decisamente meno gradevoli, laceranti, sozzi. I miti, lo dico spesso durante le mie presentazioni, sono cristalli all’interno di quali si fermano momenti storici che spesso è difficile collocare cronologicamente in maniera precisa. I miti sono cristalli che ci mostrano verità da non dimenticare. E i miti greci non sono da meno: solo che si presentano come report anche piuttosto dettagliati di stupri ad opera degli Dei (maschi) nei confronti di donne umane o ninfe (degenerazione dell’antica Dea Mediterranea), attuati per acquisire le competenze e i ruoli di questa.

I miti greci: cronache di stupri giustificati culturalmente

Mi spiego meglio.

L’aspetto piuttosto pericoloso è questo: non si parla mai di stupro nei miti greci, si parla di un Dio incredibilmente innamorato di una donna che fa di tutto per averla. Romantico, verrebbe da dire. Ma romantico un cazzo! Il Dio vuole una donna che non ricambia il suo amore e dunque la lascia in pace? Manco per sogno: la insegue, la tortura psicologicamente, la strema, e infine quando riesce la stupra. Perché non sempre ci riesce: alle volte le donne preferiscono mutarsi in piante, da tradursi in preferiscono abbandonare la vita così come la conoscono.

Non vi ricorda anche la situazione moderna degli abusi da parte di alcuni uomini nei confronti delle donne che dicono di amare troppo?

I miti greci di questo genere alterano la realtà e, in sintesi, presentano questi elementi:

UOMO DIO: se desidera qualcosa (una donna o una ninfa assimilabili a cose) se la prende, giustificando la pulsione con il suo incontrollabile amore (ma questo non è amore, è possesso).

DONNA NINFA: oggetto (del desiderio). Per sottrarsi al potere dell’uomo dio scappa, si deturpa il viso, si lascia morire, si muta in albero.

Generiamo dissenso e non consenso nei nostri figli: raccontiamogli un’altra storia. Credo sia l’unica possibilità per farli liberi e migliori.

DONNE CHE NON SI LASCIANO STUPRARE: vengono collocate in isole lontane. Tessono, cantano, influenzano gli elementi, raccolgono erbe, sanno uccidere e salvare, dannano gli uomini, perché sono belle, accidenti se sono belle. Non ti sembrano le streghe? Non ti ricordano le janas?

La proposta

Credo che la differenza di genere abbia una componente culturale molto forte e la cosa interessante della cultura è che può essere riletta, può essere riscritta. Per millenni hanno influenzato silenziosamente il nostro pensiero di donne e uomini. Ora basta.

Se una donna viene stuprata da Zeus perché quell’amore davvero non è riuscito a contenerlo, se una donna viene uccisa da Apollo perché non sopporta possa essere di altri e non sua, allora è un atteggiamento che posso tenere anche io. Allora è proprio vero, la donna non è una donna, è un oggetto. Questo è stato l’atteggiamento giustificato culturalmente per millenni. Lo fanno gli dèi, lo posso fare anche io.

Questo deve essere l’idea nata intuitivamente nella mente di molti uomini che poi si sono macchiati di reati grandiosi contro le portatrici di utero, le mie simili. Ma se iniziassimo a rileggere questo genere di miti raccontandoli per quello che sono? Cronache puntuali di violenze giustificate? Non credi anche tu che si potrebbe generare un disgusto sociale diffuso?

Di quando Apollo tentò di stuprare Dafne e lei si trasformò in Lauro (Alloro)

“E’ la speranza che imprime velocità all’uno, all’altra la paura. L’inseguitore, tuttavia, cui A M O R E mette le ali, è più veloce e non da tregua alla fuggitiva e già è alle sue spalle: il suo alito le sfiora i capelli sul collo. Esausta e vinta dalla fatica della fuga affannosa, sbiancata in volto, la fanciulla grida: – Oh Terra spalancati, D I S T R U G G I IL M I O A S P E T T O e trasforma questa bellezza che è causa della mia rovina! E tu padre, aiutami, se è vero che voi fiumi avete potere divino! Sfigura questo mio aspetto per cui troppo sono piaciuta!”

Ovidio – Metamorfosi

E per la cronaca, quella disgraziata di Dafne continua in eterno ad essere stolkerizzata da Apollo che così dice:

“Poiché non puoi essere la mia conserte, ebbene sara il mio albero. La mia chioma, la mia cetra, la mia faretra saranno sempre inghirlandate di te o Alloro”.

Ovidio – Metamorfosi

D’altronde Apollo non è nuovo a queste genialate: pochi giorni prima tentar di stuprare Dafne è a Delfi dove uccide il Serpente Pitone, servitore della Grande Dea che era celebrata in quel luogo sacro. Ucciso l’animale della Dea mantiene le sue sacerdotesse da lì in poi vaticineranno in sua vece e non in vece della Vecchia Madre. E così il lauro, pianta lunare, femminile, funebre diventa solare, maschile e sinonimo di vittoria in quanto sempreverde. Ma del Lauro parleremo un’altra volta!

2 Comments
  • Akaba
    dicembre 2, 2019

    Un tentativo di riportare al mondo femminile i miti greci ripulendoli dalla violenza patriarcale l’ha fatto Charlene Spretnak con “Le dee perdute dell’antica Grecia”,edito da Venexia.

  • Kalaris
    dicembre 3, 2019

    Lo leggerò molto volentieri! Grazie per la segnalazione!

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