
Venerdì 16 gennaio sono stata ospite negli studi di Videolina per commentare la diretta dei Fuochi di Sant’Antonio. Quattro ore di racconto corale che mi hanno permesso di riflettere su quanto questa tradizione, pur nelle sue naturali trasformazioni, continui a rappresentare uno dei pilastri più solidi della continuità culturale sarda.
In Sardegna, come altrove in Europa, la celebrazione della festività di Sant’Antonio Abate rimanda, al di là delle rifunzionalizzazioni in senso cristiano, a un originario nucleo rituale di matrice agraria, finalizzato alla rifondazione della natura, del tempo e della società, come evidenziato da Antonino Buttitta.
Ci troviamo nell’ultimo scorcio dell’inverno, un momento liminale e carico di incertezza. Nell’ottica dell’agricoltore arcaico, il buon esito del nuovo ciclo coltivatorio non era affatto scontato. Occorreva favorire il risorgere del sole, della natura e dei seminati attraverso un rituale mimetico potente: l’accensione dei fuochi cerimoniali e la propiziazione dei defunti e degli antenati.
Il nesso fra sementi e antenati oggi sfugge, ma ieri era palese. Era condiviso che i morti condividessero simbolicamente il ventre della terra con le sementi, e proprio per questo erano ritenuti capaci di influenzarne lo sviluppo. È una visione profondamente ciclica del mondo, in cui vita e morte non sono opposte, ma parti di uno stesso processo di rigenerazione.
Nonostante i cambiamenti che la festa ha conosciuto nel tempo, molti elementi ricorrenti parlano di una continuità alla quale la Sardegna resta fortemente legata. Fuoco, pani, dolci, piante sempreverdi, il maiale, il vino, gli alberi della cuccagna sono elementi antichi del rito, sui quali si sono innestati elementi squisitamente cristiani, come la benedizione del fuoco o dei pani. Ne nasce una commistione tra ciò che oggi definiamo sacro e ciò che, con una semplificazione moderna, chiamiamo pagano.
Il fuoco: elemento fondante del rito
Nel contesto di Sant’Antonio il fuoco è un elemento unificante. Le occasioni di festa sono molteplici, ma il fuoco è quasi sempre presente. Non è una decorazione, ma un elemento che si accende per far succedere qualcosa, o davanti al quale qualcosa accade.
Il fuoco vive di cisto, alloro, lentisco, rosmarino, erica, di radici lasciate a essiccare a lungo e, più in generale, di macchia mediterranea. In Ogliastra si usano tronchi e frasche (sas frascas), altrove le Sas Tuvas, tronchi o radici di sughero cavi. I fuochi prendono nomi diversi — fogaroni, sos focos, fogulone — ma il cuore del rito non cambia. La materia che brucia non è mai casuale.
Il legame dell’uomo con il fuoco è antichissimo: servì oltre un milione di anni per addomesticarlo e solo negli ultimi quattrocentomila anni ne abbiamo avuto un controllo pieno. Attorno al fuoco nascono la socialità, il linguaggio, la cura; il fuoco cambia l’alimentazione, separa il crudo dal cotto e, di conseguenza, la vita stessa.
Il fuoco purifica, rigenera, segna il passaggio dal vecchio al nuovo, dall’inverno alla primavera. In Sardegna è sempre stato anche terapia: il fumo è strumento di guarigione, basti pensare a s’affumentu per stornare s’atzichidu o assustu. I fuochi rituali sono vere e proprie fumigazioni collettive, capaci di proteggere lo spazio comunitario. Anche la cenere, prezioso sottoprodotto del fuoco, viene conservata per le sue virtù protettive.
Davanti al fuoco la comunità si rinnova: si condividono pane, dolci, vino; si rinnovano promesse e alleanze in quella che, in passato, poteva essere letta come una vera redistribuzione alimentare.
I giri intorno al fuoco, Is Inghirios, ne sono un esempio evidente. Possono essere tre, nove, fino a tredici. Il caso di Ortueri è emblematico: tredici uomini di nome Antonio girano per tredici volte intorno a Sa Tuvera, recitando un Credo per ogni giro come promittenzia. Secondo Dolores Turchi, il numero tredici rimanda all’antico anno lunare di tredici mesi, numero di perfezione che chiude la circolarità del tempo e indica una simbolica discesa negli inferi.
Fuoco e virilità
Nel rito il fuoco diventa anche uno degli strumenti privilegiati attraverso cui si esprime l’elemento virile. Nella vita quotidiana tradizionale il focolare domestico era dominio femminile; nel rito, invece, il fuoco viene sottratto alla casa e portato nello spazio pubblico. Diventa prova di forza, controllo, capacità di attraversare il rischio.
Arrampicarsi su strutture ardenti o sull’albero della cuccagna significa mettere in gioco il corpo come veicolo di trasformazione. In questo quadro si inserisce il consumo rituale del vino, che non è mai un alimento casuale: inebria, sospende il controllo ordinario e apre uno spazio di contatto con il divino e con il sovrannaturale. Vino, maschera e fuoco agiscono così come dispositivi rituali che producono uno stato di eccezione controllata, necessario al rinnovamento dell’ordine sociale.
Conclusioni
Oggi non abbiamo più bisogno dei fuochi o del Carnevale per garantire il raccolto, ma ne abbiamo forse un bisogno ancora più profondo: non perdere il senso di appartenenza. In questo senso, i Fuochi di Sant’Antonio parlano molto più del presente che del passato.
Da antropologa osservo che qui non c’è folklore, ma un sistema culturale complesso che continua a produrre senso. Il rito cambia forma, si adatta ai contesti, ma resta una tecnologia sociale: serve a tenere insieme le persone, a elaborare il caos, a rendere abitabile il tempo che viviamo.
La sfida oggi non è conservare questi riti come oggetti fragili, ma permettere alle comunità di continuarli in modo autentico. Quando un rito smette di essere vissuto e diventa solo mostrato, perde la sua forza sociale.
Quello che vediamo nei fuochi e nel Carnevale non è una Sardegna ferma nel tempo, ma una Sardegna che continua a rinegoziare chi è. Ed è proprio questa capacità di adattarsi, senza perdere il senso profondo dei gesti, che rende queste tradizioni ancora vive.
Rivedi la diretta di Videolina
Per chi si fosse perso la maratona televisiva o volesse approfondire questi temi attraverso le immagini, i racconti dal vivo e le voci delle comunità, è possibile rivedere la diretta dei Fuochi di Sant’Antonio andata in onda su Videolina.
🎥 Guarda il video integrale qui
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