
Questo è un periodo davvero intenso. La mia attenzione è richiamata da molti eventi e da molti temi diversi: stanno per uscire due nuovi lavori editoriali, un saggio e un romanzo; sono aperte le iscrizioni alla Janas Academy e, in queste settimane, sto tenendo numerose lezioni di antropologia sarda in giro per l’isola.
Ma soprattutto, ho l’onore di raccontare la Sardegna anche attraverso le emittenti televisive, portando fuori dai contesti accademici e locali un patrimonio simbolico che merita ascolto.
Lunedì scorso, ad esempio, ho avuto il piacere di essere ospite di TCS – 10 minuti un ospite, dove ho raccontato la profondità simbolica e culturale legata alla festa di Sant’Antonio Abate e, in particolare, alla tradizione dei fuochi accesi nella notte tra il 16 e il 17 gennaio.
Tcs: di cosa abbiamo parlato
Durante la conversazione ho esplorato come questo rito sia molto più di una festa: è una pratica che intreccia cristianesimo devozionale, rituali pagani, usi popolari e antiche leggende, profondamente radicate nel cuore della Sardegna.
Il fuoco, elemento centrale della celebrazione conosciuta come Sant’Antoni de su fogu, è simbolo di purificazione, di luce dopo l’inverno e di protezione per le comunità, gli animali e la terra. È un atto collettivo di condivisione: il legname viene raccolto e trasportato insieme, spesso accompagnato da processioni, musiche e danze; una volta acceso, il fuoco resta vivo per tutta la notte, tra canti, vino novello e dolci tradizionali.
Nel mio intervento ho raccontato anche la leggenda sarda legata alla figura del Santo: secondo la tradizione, Sant’Antonio Abate — con l’aiuto del suo maialino e del bastone di ferula — sarebbe sceso negli Inferi per rubare il fuoco e donarlo all’umanità, portando luce e calore nelle tenebre invernali.
Un racconto potente, che dialoga con grandi miti come quelli di Prometeo e Demetra, e che mostra come la saggezza popolare abbia saputo fondere sacro e profano, bisogno di protezione e visione cosmica.
L’esperienza con TCS è stata l’occasione per riflettere insieme alla bravissima Paola Pilia sul valore simbolico della tradizione, mettendo in dialogo storia, antropologia culturale e folklore sardo, e rendendo visibile un patrimonio che continua a vivere nelle piazze, attorno al fuoco, nei gesti condivisi delle comunità.
🎥 Guarda l’intervista completa
➡️ https://www.youtube.com/watch?v=JpsQE0DEQ2U











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