Sabato scorso è uscito un lungo articolo su La Nuova Sardegna che parla del mio lavoro. Mi racconta come antropologa, scrittrice, etnobotanica. E il mio nome è messo spesso in relazione con l’idea di strega.
Con Caterina Cossu, la bravissima giornalista che ha scritto il pezzo, abbiamo parlato proprio di questo punto: di quanto, ancora oggi, la parola strega sia associata a chi lavora con la natura e con le erbe, ma soprattutto di quanto ancora oggi sia una parola che “faccia paura” a chi non è consapevole di cosa sia davvero una “strega”.
Non è un’accusa, è un’identità
Nonostante quello che si potrebbe supporre leggendo il titolo, non mi ha mai infastidito essere chiamata strega. Ha iniziato mia nonna, che mi diceva affettuosamente (ma nemmeno troppo):
ses una bruxia (sei una strega).
Ora continuano le mie apprendiste janas e alcuni haters — pochi, ma ne ho anche io e me li tengo stretti.
Perché essere chiamata strega oggi, nel 2026, significa che stai lavorando bene, stai disturbando le persone giuste, stai aprendo le porte che, secondo alcuni, dovevano rimanere chiuse.
Fino a ieri chi era chiamata strega era guardata con sospetto, era una persona da cui prendere le distanze; oggi non la posso leggere come un’accusa, ma come un’identità della quale, peraltro, vado fiera. Il mio lavoro è proprio questo: studiare le “ricette da strega” e dare loro una giustificazione scientifica. Funzionavano, ma oggi abbiamo bisogno di sapere anche perché.
Così nasce la figura della strega moderna: un ibrido tra empirismo, spiritualità e scienza. Un ibrido che io adoro.

Due volti, un unico sapere
D’altronde in Sardegna sono sempre esistite due anime di questa figura:
- La strega del mito: quella che popola i racconti, che abita il confine tra l’umano e l’invisibile, creatura di narrazioni millenarie.
- La donna reale: quella che raccoglieva erbe, osservava la luna, curava e ascoltava. Erano donne autonome. E l’autonomia, nel corso dei secoli, è stata spesso scambiata per una minaccia.
Ieri venivano arrestate dall’Inquisizione o bruciate sul rogo, oggi aprono le accademie. Nel mio caso, la Janas Academy, che conta oggi più di 500 studentesse. Quella che un tempo veniva chiamata magia, oggi sappiamo essere etnobotanica, medicina popolare, osservazione scientifica della terra. È esperienza che diventa sapere.
Le janas sono molto di più: sono presenze femminili antiche, custodi di un sapere che affonda le radici nella notte dei tempi. Ma innegabilmente è un sapere fatto anche di conoscenza della chimica
Dalla teoria all’esperienza: il seminario
Oggi il mio compito è restituire dignità a questo sapere. Studio, raccolgo e traduco ciò che per troppo tempo è stato considerato marginale o superstizioso. Restituisco voce alle mie donne e alla loro conoscenza.
E il sapere delle donne sarde non si spiega soltanto: si mostra e si vive. Per questo motivo, proprio in concomitanza con questa uscita stampa, ho deciso di sbloccare un progetto a cui lavoro da tempo: il seminario “La Strega del Mito in Sardegna”.
Se l’articolo de La Nuova ha scalfito la superficie, in questo seminario andremo nel profondo. Esploreremo insieme:
- La genesi degli archetipi femminili sardi.
- La differenza tra il racconto popolare e la realtà storica delle guaritrici.
- Come riappropriarsi oggi di quell’autonomia che un tempo faceva paura.
Il sapere è stata la chiave che ha permesso alle donne sarde di emanciparsi nonostante abbiamo subito anche noi il patriarcato nei secoli. Le nostre nonne hanno mandato le figlie a studiare perché raggiungessero l’indipendenza.
Chiamatemi come volete
Strega, antropologa, scrittrice, divulgatrice. Le etichette cambiano, ma l’obiettivo resta uno: ridare voce alle donne della mia terra. Se custodire la memoria e trasmettere la bellezza delle nostre radici significa essere una strega, allora sì: hanno ragione.
Vi aspetto nel seminario per iniziare questo viaggio insieme.
[SCOPRI IL SEMINARIO SULLA STREGA DEL MITO]
Un sentito ringraziamento a Caterina Cossu e a La Nuova Sardegna per lo spazio e la visibilità che hanno scelto di donarmi. Per leggere l’intero articolo clicca qui.











Leave a Reply