Ipotesi di viaggio: Romanzesu

 

Immagina roverelle, finocchietto selvatico, muretti a secco e rovi sparsi un po’ ovunque, con bacche grasse e mature, un cielo sereno e fresco, di un azzurro frizzante e pettinato di nuvole. Stai immaginando il sentiero d’accesso al sito archeologico romanzesu che è stretto, tanto che due macchine è impossibile passino contemporaneamente, orlato a destra e a manca da bassi muretti a secco in ricordo di antiche divisioni.

Il sentiero ti fa sprofondare in un mondo di cinguettii acuti e ronzii pressanti: sei in paradiso, sei arrivato  romanzesu.

 

Respira.

 

Ne sei sicuro perché all’ingresso, proprio accanto al piccolo parcheggio c’è un bel cartellone e più avanti una casetta di legno. Dentro, si fa presto ad immaginarlo, c’è la guida che ti porterà alla scoperta di quel mondo.

Sai della mia dirompente passione per l’acqua, sai del mio tormentato amore per le sughere, sai della mia dipendenza da tutto ciò che è magia e mistero. Bene. Non avrai difficoltà a credere che romanzesu mi sia entrato nel cuore.

C’è un pozzo sacro, e fin qui niente di insolito, ce ne sono molti in Sardegna. Ma c’è di più qui, nell’agro di Bitti, paese dei tenores. C’è un grande canale lastricato di pietra e bordato di gradini che mette in connessione un grande bacino e il nostro pozzo sacro. C’è quello che gli archeologi sardi considerano seriamente luogo di culto comunitario delle acque. Ce ne devono essere altri sotto terra: per ora abbiamo scovato solo questo.

 

Magia.

 

Immagina.

 

Un pozzo che non riesce più a contenere l’acqua sacra che gli si genera in grembo, decine, centinaia di uomini e donne che ammirano la crescita e la corsa del liquido, tutti seduti nei gradoni che si affacciano sul breve canale e sul bacino. La prima che si immerge, timida e rispettosa, per curare le sue pene deve essere una donna. L’acqua la lava, l’acqua la purifica, l’acqua le restituisce il sorriso. Deve essere fredda visto che è la stagione delle piogge, e in questa foresta di roverelle c’è freddo. Alza lo sguardo al cielo: ci sono rami verdi che si incastrano fra le nuvole e raggi di sole che le colano dentro gli occhi fin a raggiungere il cuore. Pensa che è da tanto che non si sentiva tanto viva. Pensa che la gioia di quel momento rimarrà incastrata per sempre alle nuvole che sorvolano romanzesu.

Io, seduta in quei gradoni, quella gioia antica, sana e curata l’ho sentita. Ho fatto di più. Ho incastrato anche la mia, fra i rami e il cielo. Se andrai in visita a romanzesu potrai sentirla cantare.

Il bacino che in alcuni periodi dell’anno si riempiva d’acqua pare fosse usato, durante i periodi di secca per incontri scontri sportivi. Forse pugilatori, forse chissà quale categoria di atleti: quel che contava doveva essere dimostrare alla divinità quanto si valeva.

Di magico a  Romanzesu c’è anche un bellissimo cerchio – labirinto. Gli archeologi lo hanno dovuto ricostruire, pezzo per pezzo, ma oggi ancora è possibile ammirarlo e ripercorrerne le curve morbide che l’una dopo l’altra portano al centro. No, non si ha idea di come fosse utilizzato il cerchio labirinto: rituali iniziatici? Di guarigione? Di purificazione? Forse tutto, forse niente di tutto ciò. Quel che so per certo è che percorrere i sentieri tracciati da basse pietre (un tempo muretti ben più alti) è un’esperienza catartica.

Da un giorno all’altro il sito è stato abbandonato. Poi è stato tutto silenzio e gioia incastrata fra i rami e il cielo, fintanto che l’uomo lo ha ritrovato. Cercava acqua, ha trovato un villaggio dove l’acqua era ritenuta il bene più prezioso che si potesse avere a disposizione. Ha trovato un villaggio magico, fatto d’acqua e gioia.

La visita costa poche euro, una guida piuttosto preparata ti accompagna e il tour dura circa due ore. Alla fine hai la testa piena di fantasie e lo stomaco vuoto. Grazie alla Dea nei dintorni c’è un posticino dove si mangia da favola. Si chiama S’Iscopalzu a Osidda. Puoi prenotare un menù di terra (25 euro) che non finisce più, ma se hai uno stomaco gigante puoi provare il menù misto. Non ti so dire quanto costi e quanto sia impegnativo… non ho mai avuto il coraggio di cimentarmi nell’impresa.

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