La sagra dello zafferano fra Turri e Villanovafranca

E dopo la movimentatissima Seui questo fine settimana sardo (6 e 7 Novembre 2010) si tinge d’oro e di viola. E’ tempo di zafferano.

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Ancora il mio non ha deciso di fiorire ma pare che a Turri e Villanovafranca non solo sia fiorito ma anche che l’oro di porporino rugginoso sia stato raccolto e confezionato. Se siete interessati a gustarne l’essenza o ammirare i suoi fiori d’un violaceo magico queste due sagre non sono davvero da perdere. Le si potrà  visitare entrambe e durante la stessa giornata dato che Turri e Villanovafranca, piccoli gioiellini del Medio Campidano, distano davvero poco l’una dall’altra e a sorpresa le due sagre gemelle sono organizzate in maniera totalmente indipendente. Meglio! E’ probabile si potranno gustare specialità  differenti.

D’altronde lo zafferano merita d’essere festeggiato. Si tratta di una pianta erbacea che già nel 1550 a.C. veniva menzionata all’interno di più d’un papiro egiziano, originaria dell’Asia minore e della Persia, particolarmente amata da greci e romani, tanto che la mitologia gli regala un gustoso episodio che ne racconta l’origine.  Il mito racconta del bellissimo Croco innamorato della ninfa Smilace, prediletta fra le tante del Dio Ermes. Questo per punire Croco lo trasformò in un bulbo di zafferano appunto. Alla ninfa non toccò una sorte migliore, sembra infatti che venne mutata nella pianta detta Smilax aspera in Italia è meglio conosciuta come la Stracciabraghe. La pianta è caratterizzata da spine acutissime, da foglie a forma di cuore e bellissime bacche rosse ahimè poco gustose per l’uomo. Insomma una piantina inviolabile esattamente come ci si aspettava fosse una ninfa.

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Il fatto che Omero, Virgilio, Ovidio parlassero spesso nelle proprie opere dello zafferano ci fa comprendere quanto facesse parte del sentito quotidiano. Nell’Iliade viene  ad esempio ricordato di come Isocrate facesse profumare i propri guanciali con dello zafferano prima d’andare a dormire e di come venisse spesso usato dalle donne troiane per profumare i pavimenti dei templi. Che spreco verrebbe da dire oggi, eppure l’ingresso negli ambienti sacri doveva riempire la mente di dolcissime fragranze.

Anticamente utilizzato principalmente come profumo per ambienti e cerimonie sacre, lo zafferano veniva impiegato anche in qualità  di eccellente colorante. Sarà  con il successo di Roma, amante del lusso, che la produzione della elegante droga verrà  notevolmente incrementata e questa usata per profumare non solo vesti, ma anche abitazioni e bagni imperiali. Legato tragicamente all’impero, al declino dell’uno corrisponde quello dell’altro.

Fortuna vuole che si continui a coltivare lo zafferano in Oriente, specie all’interno del territorio facente parte dell’Impero Bizantino e nei Paesi Arabi. Solo durante l’anno mille il suo utilizzo viene reintrodotto in Europa per mezzo della Spagna.

Se fino ad allora la pianta era conosciuta con il nome di croco con l’imponente presenza araba il nome mutò in za’faran di precisa derivazione persiana (Sahafran). Il termine si dovrebbe riferire al colore intensamente giallo che gli stimmi assumono dopo la cottura. Le prime coltivazioni documentate in Italia risalgono al XIII secolo. Finalmente entra in ballo la nostra bella isola la Sardegna, affiancata nella produzione dall’Umbria, dall’Abruzzo e soprattutto dalla Toscana.

Tradizionalmente legato all’eros ed alla cupidigia, Plinio riteneva che lo zafferano possedesse innegabili virtù afrodisiache e fosse capace nelle donne d’accrescere a dismisura la cupidigia.

Sembra comunque che la tradizione che connetteva zafferano e passione sia sopravvissuta durante i secoli tanto che il cardinale Richelieu era solito usare una confettura allo zafferano come eccitante e che il chirurgo Ambrogio Paré lo consigliasse agli impotenti. D’ora in poi ci dovremmo far un pensierino ogni qual volta consumeremo il nostro risotto condito con questa preziosissima spezia. Ancora durante tutto l’ottocento il tormentone non s’era sedato: la scienza era divisa fra chi riteneva che lo zafferano fosse debilitante e chi invece lo consigliava in quanto i suoi effetti sulla libido erano notevoli; ancora durante il XX secolo c’era chi lo consigliava contro la sterilità  femminile.

La medicina naturale intanto prescriveva gli stimmi della pianta contro reumatismi, gotta, mal di denti e addirittura in qualità  di abortivo. In quel caso doveva essere applicato direttamente sull’utero o lo si poteva più semplicemente assumere per via orale.

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Che lo zafferano sia connesso alla ricchezza ed alla fertilità  è facilmente confermato dall’usanza in diverse località  del sud italia di cospargere il letto degli sposi del meraviglioso fiore violaceo. In Sardegna inoltre il fiore viene gettato sui campi che andranno messi a coltura in quanto auspicio di abbondanza e fertilità  della terra.

La tradizione sarda, è ovvio, regala allo zafferano una certa importanza, ma questa è un’altra storia di cui parlerò nel prossimo articolo.

Per ottenere maggiori informazioni sui programmi di entrambe le sagre visitate questo link e buon divertimento!

http://sardegna.blogosfere.it/2010/11/sagra-dello-zafferano-2010-a-turri-e-villanovafranca-programma-completo-6-e-7-novembre-2010.html#more

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