Le mitiche Panas

 

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Si tratta di creature fantastiche connesse strettamente con il mondo acquatico. Lavandaie notturne.. puerpere, donne morte di parto, momento critico per la vita di ogni donna sarda. La tradizione ricorda infatti, che la donna, dopo il parto si trova in una condizione estremamente delicata, in quanto impura.

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Doveva rimanere a letto per quaranta giorni, in quanto “la sepoltura della partoriente resta aperta per quaranta giorni”, dopo di che, si riteneva la puerpera fuori pericolo. La prima uscita dopo la nascita del figlio, la si effettuava per recarsi in chiesa, per essere incresiada.. E’ facile immaginare dunque che, le sfortunate donne, che perdevano la vita durante il parto, momento tanto delicato, avrebbero avuto l’animo dannato, e l’espiazione sarebbe stata lunga e dolorosa e da scontarsi entro la stessa società  che le accolse in vita. Dominava inoltre la credenza che il parto di una donna richiamasse gli spiriti delle panas, che avrebbero vagato nella dimora dove il parto aveva avuto luogo, unico modo per allontanarle, sarebbe stata la benedizione della dimora da parte di un prete.

Sinodo del 1566 di Usellus:
“In primo luogo si vieta il superstiziosissimo rito che, in sardo, viene chiamato ‘incresiari in domo’ cioè il sacerdote benedice, con una candela accesa e con la recitazione del vangelo, la casa della puerpera aspergendola di acqua benedetta. Di questo rito abusano dove una donna partorisce credendo che, col suo parto, compaiano e vaghino in quella casa fantasmi nocivi, chiamati Pantamas (Panas) i quali se non vengono fatti sparire con la purificazione rimangono ivi per sempre e procurano grandi molestie alla famiglia”.

Tratto da “Creature Fantastiche in Sardegna”

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